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I PIGMENTI

 

 

PREMESSA: non è nostra volontà quella di trattare in modo rigorosamente scientifico l’argomento.

 

 

 

La luce e la percezione del colore

 

 

La luce del sole è formata da una gamma di frequenze continue che solo in minima parte sono visibili. Questo è dovuto alla struttura dell’occhio e della retina l’uomo può percepire solo un piccolo spettro di frequenze emesse dal sole e questo piccolo spettro viene definito: luce visibile.

Quindi la luce che normalmente vediamo bianca è il risultato di una gamma continua di frequenze: la percezione delle differenti frequenze e quindi dei colori ci viene data dal fatto che ogni  materiale colpito dalla luce reagisce assorbendo selettivamente certe frequenze e riflettendone altre: il legno ci appare marrone perché ha assorbito tutte le frequenze tranne quelle che compongono il marrone.

 

Introduzione ai pigmenti:

 

Fatte queste premesse la definizione empirica di pigmento la possiamo dare così: il pigmento è un materiale che per sua natura ha un carattere spiccatamente colorato.

 

L’uomo sin dall’antichità si trovò nella necessità di colorare: quindi inizialmente cercò nell’ambiente che lo circondava elementi che avessero le caratteristiche necessarie poi andò a crearseli con metodi sempre più raffinati .

 

 Ad oggi possiamo distinguere tra le seguenti categorie di pigmenti:

 

 

 

I pigmenti sono variati nel tempo soprattutto grazie al progresso della chimica: è un errore comune pensare che nel passato avessero un’ampia gamma di colori.

La “tavolozza” dei grandi maestri non superava le 5-6 tinte e la maggior parte dei colori che possiamo trovare in commercio non hanno più di qualche secolo: alcuni anche meno di 50 anni.

 

 

 

Solo oggi  possiamo contare su centinaia di pigmenti diversi ma non ci si deve trarre in inganno: con un colore un artista allenato riesce ad  è ottenere all’incirca una settantina di tonalità distinte e se consideriamo la mescolanza di soli 5 colori,  la matematica mi dice che sarebbe possibile ottenere oltre 24 milioni di diverse tonalità che vanno ben oltre la capacità di percezione di un occhio umano.

 

E’ interessante osservare che nel passato gli artisti avevano delle conoscenze tali da permettere alle loro opere di arrivare ai giorni nostri: la stabilità del pigmento così come l’efficacia delle diverse preparazioni, dei medium eccetera …veniva testato nel modo più semplice possibile e cioè provando.

Solo il tempo avrebbe dato il suo verdetto: questo sarebbe entrato a far parte del sapere comune e tramandate dal maestro ai discepoli anche se a volte certe conoscenze vennero custodite così gelosamente da andar perdute.

La preparazione e l’utilizzo dei pigmenti era comunque una conoscenza di pochi ed era legata in alcuni casi a precetti alchemici: di alcune tinte se ne conosceva la tossicità di altre si scoprì solo in tempi moderni: l’avvelenamento da metalli pesanti era comune tra i pittori nel passato.

 

Una curiosità: attraverso l’utilizzo di tecniche d’indagine moderne per il  restauro di un’opera  è possibile a ritroso capire i materiali e la tecnica che utilizzavano i grandi maestri nell’antichità: al link http://www.beniculturali.it/fornarina/res5.html potete trovarne un buon esempio.

 

Nell’ultimo secolo grazie alla chimica moderna sono stati creati dei nuovi colori allo scopo di sostituire tutti i pigmenti a base di metalli pesanti o comunque tossici oppure anche solo trovare alternative economiche e semplici da produrre come il caso del blue oltremare: originariamente costituito da lapislazzuli macinati che oggi è stato sostituit, anche nel nome, dal meno costoso blue oltremare sintetico (silicato d’alluminio).

 

Proviamo a stilare una lista di pigmenti e i medium tradizionali, per comodità suddivisi in categorie:

 

 

 

 

Perché scegliere i Pigmenti oggi?

 

 Tutti i giorni abbiamo a che fare con i pigmenti e non ce ne rendiamo conto semplicemente perché sono sotto i nostri occhi: tutto quello che ci circonda è invariabilmente colorato da pigmenti.

 

Quello che è importante ai fini della nostra trattazione è che tutti i colori in commercio per belle arti sono formati dagli stessi pigmenti: l’unica cosa che li differenzia è il modo in cui sono veicolati.

 

 FAQ: La domanda che più spesso mi viene fatta è perché il prezzo dei pigmenti varia in modo considerevole?

 

Per i pigmenti puri la spiegazione è semplice anche se comprende diversi aspetti: i vari pigmenti possono essere ricavati da materiali relativamente rari o preziosi oppure il loro processo di produzione può essere complesso e costoso anche perché certi colori sono utilizzati quasi esclusivamente per le belle arti a tutto svantaggio della riduzione dei costi dovuta all’economia di scala.

Un semplice esempio lo possiamo fare considerando il bianco di Titanio: è un metallo costoso ma è un pigmento che viene largamente usato anche nell’industria cosmetica quindi il suo costo è abbassato dalla notevole diffusione all’opposto certe terre, in particolare quelle bruciate

I colori in tubo già confezionati variano nel prezzo in ragione di questo fatto: i prodotti di una certa qualità dividono le varie tinte in fascia di prezzo denominate “serie”.

Nei tubi che appartengono alla categoria “economica” tutte le tinte hanno lo stesso prezzo, ma questo livellamento si ottiene a scapito della qualità.

Nei tubi economici si riduce la quantità di pigmento e al suo posto vengono messi additivi, di varia natura, che non influiscono con la tinta ma aumentano il volume; inoltre si utilizzano delle mescolanze di tinte economiche per sostituire pigmenti più costosi. E’ facile notare che in questi colori per ottenere tonalità chiare si parte da tinte piene mescolate con il bianco: il risultato spesso rende pigmenti tradizionalmente trasparenti, come le lacche, assolutamente coprenti.

 

 

 

In sostanza oggi come in passato ci si pose il problema di come fissare al supporto desiderato il pigmento che di per se non aveva capacità collanti: quindi si sperimentarono una serie di collanti che chiameremo medium dalle diverse caratteristiche specifiche.

 

Proviamo a stilare una lista delle principali tecniche pittoriche anche se non propriamente in ordine cronologico:

 

 

 

SUGGERIMENTO:

 

I pigmenti che possiamo trovare in commercio sono in parte gli stessi utilizzati nell’antichità: oggi come allora è possibile acquistarli e poi macinarli ulteriormente in modo da ottenere una granulometria del pigmento ancora più fina a tutto vantaggio del colore: più piccola è la particella di pigmento maggiore sarà la densità delle particelle per unità di misura; si riduce inoltre l’apporto volumetrico del medium rispetto a quella del pigmento incrementando la resa del colore e la sua resistenza nel tempo.

Gli strumenti idonei alla macinazione sono anche semplici da trovare: un mortaio da farmacista in metallo se il pigmento è molto grosso e deve essere fatta molta forza e successivamente due lastre di vetro, smerigliate sui bordi, di un certo spessore e peso: sfregando il pigmento messo all’interno delle lastre con un movimento circolare otterrete, con un po’ di lavoro, degli ottimi risultati.

 

Bisogna ricordarsi che i garzoni delle botteghe d’arte o gli stessi artisti,  passavano giornate intere a compiere questi semplici atti, che in realtà sono fondamentali per la riuscita finale dell’opera ed è solo grazie a questo che certe opere sono arrivate a noi nel loro splendore.

 

 

 

NB: la pagina deve essere completata …

 

 

 

 

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